Team a Roma: Marco Binotto sociologo e Marco Angelini artista e sociologo

 

MARCO BINOTTO

Ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione dove insegna Processi culturali e comunicativi applicati alla scienza e alla salute e Comunicazione dei diritti e della cittadinanza attiva.

È laureato in Sociologia e Dottore di ricerca in Scienze della comunicazione.

Presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, si occupa di comunicazione sociale e del Terzo settore, di sfera pubblica e della rappresentazione mediale del tema immigrazione, di mediattivismo e comunicazione ambientale.

Coordina l’Osservatorio sulla Comunicazione Sociale (Terza.com) e l’Osservatorio di Comunicazione ambientale e sostenibilità (Cambio). Ha coordinato il progetto Etnequal Social Communication sulla rappresentazione mediale degli immigrati in Italia, promosso nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Equal e un’“indagine sulluso degli strumenti di comunicazione nelle organizzazioni di Terzo settore”, realizzata nell’ambito del progetto di ricerca interuniversitario di rilevante interesse nazionale, cofinanziato dal MIUR, “Oltre lopinione pubblica: architetture comunicative e nuovo spazio sociale”.

Ha pubblicato Comunicazione sociale 2.0 (Nuova Cultura, 2010) e Pestilenze (Castelvecchi, 2000) e ha coordinato le ricerche pubblicate in Conflitti insostenibili. Media, società civile e politiche nelle controversie ambientali (Nuova Cultura 2012), Malasanità in scena. Anatomia di un “caso mediale” (Nuova cultura, 2011), FuoriLuogo. L’immigrazione e i media italiani(Pellegrini/Rai-ERI, 2004), Violenza Mediata. Il ruolo dell’informazione al G8 di Genova (Editori Riuniti, 2003) e Elezioni 2001. Descrizione di una battaglia mediale (Sossella, 2001).

In questo momento, coordina per il Dipartimento i progetti di ricerca nazionale su cronaca, sicurezza, immigrazione e asilo nei media italiani collegati all’Osservatorio Carta di Roma.

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MARCO ANGELINI

Marco Angelini, nato a Roma nel 1971, vive e lavora tra Roma e Varsavia. Studia il fenomeno metropolitano e il porsi di fronte a processi di trasformazione costante. L’interpretazione sociologica costituisce il suo retroterra culturale e formativo di riferimento.

Le città sono lo scenario in cui le pulsioni inconsce sopravvivono interagendo con le nuove possibilità offerte dalla tecnologia, per questo esse diventano il nucleo e l’habitat ideale di tutti i paradossi e le contraddizioni umane.

Marco Angelini fa della superficie pittorica il luogo d’incontro di forme e materie, segni e significati. Una ricerca espressiva dominata, infatti, dalla materia e dai materiali più disparati, per lo più di riciclo: ferro, alluminio, carta, cellophane, polistirolo, chiodi, viti, nastri di registrazione, pellicole fotografiche, e altro ancora. Su questo strato materiale, l’artista va poi ad intervenire con pigmenti, polveri, colle, metalli e plastiche per dar vita ad opere caratterizzate da un equilibrio sospeso, da un silenzio gravido e da rarefatte atmosfere, oltre che da uno stile immediatamente riconoscibile.

La stessa materia, nella sua arte, lungi dall’essere elemento carico di gravità diviene anzi cifra autentica e trasfigurata di leggerezza, trasparenza e sollevazione.

Marco Angelini – lontano da critiche o posizioni ideologicizzate – crede con forza che l’arte abbia da svolgere un decisivo ruolo sociale: quello di ridonare visibilità alle cose, generare attenzione e creare così nuove possibilità di condivisione, comunicazione e interrogazione. Fra le sue varie fasi di ricerca ricordiamo quella sul doppio, quella sul tema della memoria, quella orientata a scandagliare il rapporto che sussiste tra la materia da un lato e gli elementi che la perturbano dall’altro: tempo, spazio, contesti urbani, Uomo.

Ricordiamo ancora che la scienza influenza da ormai diversi anni la creazione artistica di Marco Angelini. Egli pensa che un artista lavori nella stessa direzione di un ricercatore scientifico: indaga, esplora, contamina. La forza creativa dell’Uomo è, del resto, la prima energia a disposizione. L’artista, come lo scienziato, diviene colui che è in grado di rispondere all’ esigenza di evoluzione e mutamento. L’artista prestando la sua arte alla scienza e prendendo da essa fa in modo che possano costruirsi nuovi paradigmi.

Marco Angelini, partendo dalla considerazione che oggi, in un mondo che corre e consuma senza digerire, non rimane che il rifiuto, pone l’accento sulla necessità di non considerare “scarto” elementi ed oggetti che hanno perso soltanto il loro “simulacro di modernità”. L’intenzione è quella di assemblarli nelle opere ricordando che siamo chiamati a fare “gesti”. Come consumatori ogni scelta fatta è una presa di posizione. E, nelle sue opere, gli oggetti scartati dalla società (ma non digeriti) acquisiscono una vita più duratura con una loro dignità estetica.

Le opere di Marco Angelini sono state acquisite da diversi collezionisti ed una di esse fa parte della prestigiosa collezione privata della Fondazione Roma (Palazzo Sciarra). Ha realizzato, dal 2006 ad oggi, varie mostre personali in Europa (Roma, Milano, Varsavia, Londra, Bratislava) e partecipato a collettive presso spazi pubblici e gallerie private a New York, Washington DC, Tel Aviv, Varsavia, Zamość, Stettino, Monaco di Baviera, Essen, Londra, Bruxelles, Roma.

Tra le sue mostre segnaliamo la partecipazione nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Italia nel mondo) grazie al supporto dell’Istituto Italiano di cultura di Varsavia, la mostra personale a Roma nel 2015 presso il Museo Carlo Bilotti, la partecipazione a Stettino nel 2016 al festival di arte contemporanea 11. MFSW inSPIRACJE / Oksydan, mostra dell’installazione Solchi Urbani al Museion di Bolzano nel 2017 (Passage di Museion) e la personale al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza di Roma nel marzo del 2018.

E’ rappresentato ad Abu Dhabi da Novus Art Gallery.

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